Allenare il cervello dell’Atleta

3 Lug, 26Mental Training Manager

Strategie di apprendimento

allenare il cervello dell'atleta

Il cervello lavora come un muscolo, vale a dire che se utilizzato con intensità cresce la sua funzionalità: ha la capacità di cambiare, adattarsi, imparare e perfezionarsi grazie alle sfide quotidiane, un fenomeno denominato plasticità cerebrale.

La plasticità cerebrale è diversa da soggetto a soggetto e si presenta in risposta alle esperienze accumulate nel corso della vita: più sono ricche e varie nell’infanzia e nell’adolescenza, più il cervello svilupperà multiple connessioni neuronali (Martinez Rodríguez, 2020).
L’incremento delle attività stimola la formazione di sinapsi, che favoriscono la conservazione di concetti, apprendimenti, intelligenza e abilità motorie.
Secondo il modello ecologico-dinamico, l’atleta interagisce con l’ambiente e si auto-organizza in riferimento alle caratteristiche dei compiti, quindi non memorizza le azioni di gioco, ma si adatta alle situazioni provocando cambiamenti a livello di funzionamento cognitivo ed emozionale (Reina Gomez, 2021).
La variabilità diviene, quindi, un elemento centrale per permettere all’atleta questa costante ricerca di adattamento al contesto che cambia: ogni atleta risponde in maniera diversa ai cambiamenti, e ciò conferma come l’apprendimento sia frutto dell’adattamento e un processo non lineare.
Bueno i Torrens (2019), autore di uno dei testi più interessanti del panorama scientifico sulla relazione fra neuroscienze ed educazione, ha redatto 11 punti che, in un personale adattamento secondo una metafora calcistica (Menozzi, 2025), potrebbero rappresentare uno schieramento di partenza per aiutare gli staff tecnici nell’allenamento delle abilità psicologiche allo scopo di avere cervelli “competitivi”.

Quindi, a seconda della necessità di interagire con un oggetto vi saranno due tipi di elaborazione (via dorsale e via ventrale), necessari entrambi, ma con scopi e significati differenti.

psicologia in campo

1-Plasticità

Le connessioni tra i neuroni e le diverse aree del cervello sono il pilastro su cui si poggiano le capacità mentali e, durante il processo educativo, gli allenatori agiscono direttamente su di esse, aprendo nuove strade o chiudendone altre. Allenare significa alterare fisicamente le reti neurali dei nostri giocatori: qualunque processo mentale, qualunque contenuto di apprendimento, idea, ricordo o emozione che gli allenatori generano porterà alla creazione di connessioni neurali (Bueno i Torrens, 2019).

2-Rinforzo

Le connessioni che il cervello percepisce come più utili e che rimangono fisse e integrate sono quelle che contengono apprendimenti che sono riconosciuti come socialmente importanti da compagni e insegnanti e che permettono di adattare i propri comportamenti in base al contesto nel quale si è: il rinforzo è una delle chiavi dell’apprendimento.

3-Emozione

Le connessioni che il cervello percepisce come più utili e che rimangono fisse e integrate sono quello e che contengono apprendimenti che includono aspetti emotivi.
Le strategie di insegnamento devono quindi generare emozioni positive per avere apprendimenti più significativi.

4-Stimolo

Un’ atleta stimolato, in grado di riflettere, esaminare, valutare, relazionare, memorizzare e ricercare nuove soluzioni crea la base per aggiungere nuove conoscenze.
Troppo spesso gli allenatori, senza averne la percezione, costruiscono “la casa dal tetto”, ovvero generano un sovraccarico di informazioni trasmesse agli atleti, incapaci di elaborarla perché sprovvisti delle conoscenze previe necessarie (Bueno i Torrens, 2019).

5-Novità

Le novità catturano l’attenzione attraverso un meccanismo automatico del cervello che permette di focalizzare i pensieri e le risposte sulla situazione sopraggiunta.
Allenare comporta creare situazioni che variano, dove la sorpresa attiva l’attenzione.

6-Obiettivi

La motivazione è una reazione psicologica e fisiologica energizzante, che permette di attivare l’attenzione e si relaziona con l’ottimismo. Stimolare gli atleti a porsi obiettivi significa mettere benzina nel motore che li conduce all’apprendimento.

7-Limitazione

I comportamenti che si imparano grazie all’imitazione derivano dall’attivazione dei neuroni a specchio. Se lo staff pretende atleti motivati, è il primo a doverlo essere, se richiede attenzione, è il primo a doverla dare, se vuole atleti creativi, è il primo a dover creare contesti nuovi. Insegnare significa apprendere.

8-Trasversalità

Il cervello funziona nella sua totalità, e ha bisogno di apprendimenti trasversali, in grado di attivare più zone cerebrali che miglioreranno l’applicazione e l’utilizzo di queste conoscenze. Ogni apprendimento rimane fissato nel cervello attraverso un sistema dinamico di connessioni e reti neurali. Imparare è facile, dimenticare ciò che si è appreso è estremamente complesso (Bueno i Torrens, 2019).

9-Maturità

Il cervello matura progressivamente con l’età, e questo processo non è uguale in tutte le persone, in quanto dipende dalla genetica e dall’interazione con l’ambiente che determinano lo sviluppo delle abilità mentali. Ogni cosa a suo tempo, evitiamo quindi di sovrastimolare i nostri atleti adolescenti dandogli informazioni come fossero piccoli adulti.

10-Niente paura

Lo stress facilita che l’attenzione si focalizzi su una possibile minaccia e rende il giocatore capace di reagire e affrontare situazioni complicate.
Questa capacità è importante, e va allenata attraverso la riproduzione in allenamento di situazioni stressanti tipiche della gara. Meglio allenarli a trovare le risorse cognitive ed emotive per fronteggiare le situazioni, piuttosto che farli vivere con l’ansia delle conseguenze.

11-Piacere

Il principale alleato dell’allenamento è il divertimento, che nasce da una situazione tanto semplice quanto a volte trascurata come il gioco, che vive di curiosità, motivazione, ricerca di soluzioni e implica la possibilità di scoprire nuovi modi per risolvere una situazione concreta. Se l’atleta si diverte, impara.

Bibliografia

Bueno i Torrens, D. (2019). Neurociencia para educadores. Barcelona: Editorial Octaedro.

Martinez Rodriguez, H.R. (2020). Cerebro y futbol. La parte científica en la formación del niño. Usa: Palibrio.

Menozzi, A. (2025). Neuroscienze in campo: dal cervello dell’atleta adolescente al modello di allenamento. Amazon Publishing.

Reina Gómez, A. (2021). Aportaciones de la neurociencia al diseño de tareas en futbol. In Collado, J.A, Rivilla Arias, I. e Ardoy, D. (Coord.). Futbol y Neurociencia 2°parte – 90 Minutos. Amazon Publishing.

 

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