Il Funzionamento cerebrale dell’Atleta

26 Giu, 26Mental Training Manager

Intuito e coscienza

funzionamento cerebrale atleta

Il cervello dell’atleta è un cervello che si emoziona, impara, automatizza e agisce, tutto in un sistema di situazioni contestuali complesse, dinamiche ed interattive, motivanti e caratterizzate da carico cognitivo ed emotivo.

Infatti, l’atleta, attraverso tutti i sensi, riceve una grande quantità di stimoli che arrivano dall’ambiente esterno, e l’informazione più rilevante è quella che si riceve attraverso il senso della vista, a cui si aggiungono il suono e il tatto: il pallone, le porte, la presenza e il posizionamento dei compagni e degli avversari, il terreno di gioco, il tempo, il punteggio, i tifosi sono alcune tra le informazioni alle quali prestare attenzione (Menozzi, 2025).

Infatti, le aree visive occipitali sono circondate da aree visive associative dalle quali l’informazione si diffonde: la distinzione tra via dorsale e via ventrale è quindi importante.
La via ventrale, o occipito-temporale, conduce alle porzioni inferiori del lobo temporale e consente l’identificazione percettiva degli oggetti: è la cosiddetta “via del che cosa” (visione per la percezione). Invece, la via dorsale, o occipito-parietale, arriva al lobo parietale ed è importante per la localizzazione degli oggetti nello spazio (via del dove) e per la programmazione dei movimenti necessari per raggiungere un oggetto ed afferrarlo, detta “via del come” o visione per l’azione (Milner e Goodale, 2006).

Inoltre, le diverse modalità di interazione con lo stimolo verranno prese in considerazione dalla corteccia prefrontale che seleziona quella ottimale, secondo le caratteristiche contestuali, ed inibirà l’attivazione di quelle restanti.

Quindi, a seconda della necessità di interagire con un oggetto vi saranno due tipi di elaborazione (via dorsale e via ventrale), necessari entrambi, ma con scopi e significati differenti.

psicologia dello sport

il cervello dello sportivo

Il cervello dell’atleta registra tutto in forma istantanea in millesimi di secondo: tutta questa informazione arriva in una parte concreta del cervello, il sistema limbico, che si incarica di rinviare tutta questa informazione dopo aver “applicato” un filtro emotivo, ovvero integrato le emozioni con le possibilità di risposta (Reina Gòmez, 2021).

Questo può avvenire in due modi: quando l’informazione giunge al talamo, quindi è ancora a livello sotto-corticale, è possibile che segua due possibili vie (LeDoux, 2000).
Se inviata all’amigdala, viene fornita una risposta approssimativa ma immediata, necessaria per le reazioni di lotta o fuga, ad esempio, dove è necessario difendersi “istintivamente”. Invece, se l’informazione arriva alla corteccia frontale, viene sottoposta ad una valutazione più complessa, eventualmente integrata insieme ad altre e caratterizzata da elaborazione a livello cosciente.

Anche in questo caso è possibile che vengano attribuiti significati anche a valenza emotiva: come sostiene Mora (2018) senza emozione non ci può essere un pensiero coerente, una presa di decisione corretta e tantomeno una memorizzazione.

Il luogo dove si utilizza l’informazione in modo consapevole è definito come memoria di lavoro, che ha una capacità limitata sia di spazio che di velocità di elaborazione: proprio per questa ragione non possiamo gestire una grande quantità di informazioni allo stesso tempo e le risposte sono più lente.

La memoria di lavoro è connessa con un sistema di immagazzinamento più grande e più veloce, definita come memoria a lungo Termine.

Pertanto, in maniera schematica e in assenza di pressione temporale, l’atleta riceve l’informazione dall’ambiente, la integra con le emozioni, la invia nella memoria di lavoro e, attraverso l’aiuto di dati che può recuperare nella memoria lungo termine, prende una decisione e mette in atto una determinata azione durante la gara, utilizzando una “via cosciente”.

Come conseguenza, nella maggior parte delle situazioni di gioco nelle quali l’atleta non ha il tempo sufficiente per utilizzare questo procedimento, l’informazione può arrivare direttamente alla memoria di lavoro in forma “intuitiva” (ovvero senza passaggio alla memoria a lungo termine) e lì viene elaborata la decisione e l’ordine di esecuzione.

Quindi, se l’atleta dovesse ragionare e analizzare i vantaggi/svantaggi di ogni situazione finirebbe per non trovare risposta.

Questa “via intuitiva” si allena attraverso esercitazioni di gioco che abbiano una gran somiglianza a quelle che si incontreranno nel contesto gara e, sebbene è importante sottolineare che nessun allenamento può̀ presupporre le stesse fonti di stress che genera una gara, va ricordato che, l’uso della “via cosciente” (che inibisce l’attivarsi della “via intuitiva”) è fondamentale per adattarsi al cambiamento contestuale tipico del gioco, richiedendo l’utilizzo dei processi attentivi.

psicologia sportiva

Pertanto, quando impariamo un’attività motoria, la corteccia cerebrale è la più implicata, ma quando questi comportamenti sono consolidati “il comando del timone” passa ai nuclei della base, chiamati a dirigere i comportamenti automatici (Morgado, 2020).

Bibliografia

Collado, J.A, Ardoy, D. (2020). Cerebro, mente y futbol. In Collado, J.A, Rivilla Arias, I. e Ardoy, D. (Coord.). Futbol y Neurociencia 1°parte – 45 Minutos. Amazon Publishing.

Menozzi, A. (2025). Neuroscienze in campo: dal cervello dell’atleta adolescente al modello di allenamento. Amazon Publishing.

Rodríguez Hernández, A., Rodríguez Pérez, R. (2023). Manual de entrenamiento emocional para (joven) futbolistas. Fundación Canaria de Formación y Mecenazgo.

Steinberg, L. (2015). Adolescenza. L’età delle opportunità. Editoriale Codice.

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