CARICO EMOTIVO

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Definizione e Caratteristiche

carico emotivo, psicologia sportiva, psicologia dello sport

Le emozioni influenzano l’esecuzione di un compito, facilitandone la sua risoluzione o interferendo sulla capacità di recuperare le risorse disponibili: quando aumenta la complessità del compito, cresce anche l’incertezza, richiedendo quindi maggiori risorse dal punto di vista emotivo (Cárdenas, Conde e Perales, 2015).
Lo staff tecnico diventa, quindi, fondamentale nella gestione del carico emotivo, creando un ambiente di allenamento dove si favorisce lo sviluppo di emozioni positive, attraverso feedback di rinforzo e di progresso: il carico emotivo si modifica, infatti, grazie al comportamento degli allenatori e le conseguenze del comportamento durante l’allenamento possono essere, quindi, fattori generanti emozioni positive e negative.
Il carico emotivo, in definitiva, non dipende solo dal compito che il soggetto è chiamato a risolvere, ma dall’interazione dell’individuo con l’ambiente.
Hockey (2013) sostiene che il livello di motivazione che l’allenatore è capace di produrre in una seduta di allenamento influenza notevolmente la percezione dello sforzo e il carico emotivo: quando un giocatore è motivato a svolgere le esercitazioni e prova piacere, il tempo sembra non passare e la fatica non compare.

la fatica mentale

La fatica mentale, quindi, non è tanto relazionata allo sforzo realizzato, sennonché dalla mancanza di motivazione per quello che gli atleti stanno facendo: se i giocatori capiscono l’obiettivo dell’esercitazione e percepiscono a cosa gli serve, sono più predisposti ad allenarsi.
Falcès-Prieto e collaboratori (2015) hanno analizzato lo stile di conduzione dell’allenatore come il principale elemento di modulazione del carico emotivo: un allenatore che parla in continuazione, che sta “addosso ai giocatori”, con continui richiami e correzioni, eleva inevitabilmente il carico emotivo, mentre un allenatore che, invece, mostra sicurezza, appoggio, da feedback di progresso e poche indicazioni, abbassa il carico emotivo dell’allenamento.
Entrambi gli stili devono essere utilizzati a seconda del contesto, dell’età dei giocatori e del momento della stagione, in quanto non c’è mai un modo giusto o un modo sbagliato: c’è quello che voglio trasmettere.
Si raccomanda di non utilizzare costantemente uno stile eccessivamente attivo per aumentare il carico emotivo dei giocatori, in quanto potrebbero, col tempo, adattarsi a questo modo di condurre (Menozzi, 2022).

carico emotivo, psicologia sportiva, psicologia dello sport

Spesso, in conseguenza della partecipazione all’attività sportiva, sia per il feedback che l’atleta stesso da alla sua prestazione, sia per quello che gli viene fornito dall’allenatore, il è probabile che il soggetto sperimenti stati emotivi che potrebbero influenzare negativamente la prestazione.

L’atleta sarà costretto, quindi, a fare uno sforzo mentale per controllare questi stati emotivi, per evitare di essere influenzato nell’esecuzione dei compiti.

Un carico emotivo situazionale elevato, infatti, può portare l’atleta a percepire la difficoltà del compito come troppo elevata, con il rischio di non essere in grado di reclutare le risorse motivazionali necessarie alla prestazione.

Questo sforzo e non lo stato emotivo in sé è ciò che deve essere considerato parte del carico psicologico dell’allenamento.
Ciò significa che non tutti gli stati emotivi possono essere identificati come carico psicologico, ma piuttosto come il reale sforzo compiuto dall’atleta per controllare lo stato emotivo vissuto.
Il processo di allenamento, infatti, oltre a favorire l’adattamento cognitivo per orientare il raggiungimento degli obiettivi nell’esercitazione, ha bisogno di indurre emozioni positive nell’atleta.

Da un punto di vista tattico, sono due le preoccupazioni principali che guidano la progettazione del processo: promuovere l’apprendimento dei comportamenti di gioco e controllare l’impatto del carico emotivo che gli stimoli di apprendimento potrebbero causare.

Bibliografia

Cárdenas, D., Conde-González, J. e Perales, J. (2015). El papel de la carga mental en la planificación del entrenamiento deportivo. Revista de Psicología del Deporte, Vol. 24.

Falcés-Prieto, M., Casamichana, D., Villarreal, E. S. S., Requena-Sánchez, B., Carling, C. e Suárez-Arrones, L. J. (2015). La presencia del entrenador durante un juego reducido: efectos sobre la carga interna y rendimiento técnico. RICYDE. Revista Internacional de Ciencias del Deporte, 11(41).

Hockey, R. (2013). The Psychology of Fatigue. Cambridge: University Press.

Menozzi, A. (2022). Psicologia in campo: allenare le abilità psicologiche nel settore giovanile. Amazon Publishing. Acquista Il Libro

Abilità psicologiche

Ingredienti neurocognitivi

Decisione ed emozione

Metodo di allenamento

atleta e capacità di apprendimento, psicologia sportiva, psicologia dello sport
ottimizzare le prestazioni dell'atleta
controllo emotivo, psicologia sportiva

Vantaggi

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allenamento
Modello di intervento

Il migliore allenamento è quello che riesce a riprodurre fedelmente una situazione nella quale il giocatore riesce a ottimizzare certi meccanismi, da lui accettati e riconosciuti importanti per aiutarlo a risolvere quella situazione proposta

L’allenamento delle abilità psicologiche è fortemente associato al concetto di specificità e alla trasferibilità allenamento-competizione.

Quindi, nei contenuti quotidiani di allenamento, se vogliamo aumentare il grado d’efficacia nella competizione, dovremo inserire proposte rivolte a fortificare i meccanismi psicologici.

preparazione psicologica

Uno degli aspetti centrali della formazione dell’atleta è, indubbiamente, la preparazione psicologica, che per Martens (1991) è un allenamento delle abilità psicologiche con l’obiettivo di aiutare l’atleta a migliorare le sue capacità di rendimento, utilizzabili e generalizzabili nella vita quotidiana.

La preparazione psicologica, quindi, può essere definita come un processo di potenziamento delle abilità psicologiche del giocatore necessarie alla prestazione, ma orientato anche allo sviluppo delle risorse personali e diviene quindi parte costitutiva della preparazione globale dell’atleta, un elemento che interagisce con la preparazione tecnica, tattica e fisica e che, insieme, costituisce l’allenamento.

Partendo dalla considerazione che il rendimento sportivo è multifattoriale, determinato da fattori controllabili (aspetti tecnici, tattici, atletici e psicologici) e da fattori incontrollabili (direttore di gara e gli avversari), il lavoro di preparazione psicologica consiste nel formare l’atleta a ottimizzare il rendimento rispetto a ciò che può, in larga misura, dipendere dalla sua prestazione e insegnarli a fronteggiare i fattori esterni sui quali non è possibile esercitare un controllo diretto.

la metodologia di allenamento

L’allenamento delle abilità psicologiche è, infatti, un sistema di allenamento specifico e, come ogni programma di allenamento, presenta una metodologia con obiettivi che deve essere integrata all’interno della programmazione e che permette di individuare i contenuti, i tempi e le modalità di intervento necessarie allo sviluppo dei fattori cognitivi ed emotivi.

La metodologia di allenamento delle abilità psicologiche è quindi organizzata da:

  • Selezione delle abilità psicologiche: individuare COSA sia necessario allenare per migliorare il rendimento degli atleti.
  • Creazione di esercitazioni d’allenamento: individuare COME allenare, in campo e nello spogliatoio, le abilità mentali per ottimizzare il rendimento del giocatore.
  • Pianificazione: individuare QUANDO sia preferibile intervenire, durante la stagione, per ottimizzare i carichi dell’allenamento mentale.
In conclusione

Staff tecnico e giocatori creano, quindi, un sistema di apprendimento nel quale l’allenatore gestisce le attività della seduta, si adatta alle risposte dei giocatori e organizza il lavoro proponendo esercitazioni con vincoli che stimolino il giocatore a risolvere la complessità del gioco.

La sfida attuale della psicologia sportiva consiste nel ragionare in una prospettiva sistemica sulla complessità della relazione giocatore-ambiente-richieste del compito, per poter costruire strumenti d’intervento utili all’allenamento e alla competizione.

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Andrea Menozzi

Andrea Menozzi

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