ALLENARE IL CARICO EMOTIVO

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Variabili da modulare nel gioco

allenare carico emotivo

Le emozioni sono parte della nostra vita e non ci abbandonano mai.

Seligman (2002) stabilisce che tutti i comportamenti che mettiamo in atto sono associati a una serie di emozioni che influenzano la percezione della realtà. Infatti, in funzione delle emozioni che genera una situazione, tendiamo a percepire una maggior o minor esigenza, soddisfazione o frustrazione: il processo di presa di decisione, in qualunque situazione di gioco, è, quindi, condizionato dalle emozioni sperimentate dal giocatore.

La risoluzione di alcune situazioni di gioco può essere molto stressante per il giocatore, facendo percepire un eventuale fallimento come una minaccia alla propria autoefficacia, diminuendo quindi la percezione delle proprie capacità. Inoltre, anche l’attenzione e la concentrazione possono essere influenzate dal carico emotivo, non permettendo al giocatore di indirizzare il proprio focus sugli elementi rilevanti della situazione, oppure non consentendogli di mantenere la concentrazione per un determinato periodo di tempo.

Il carico emotivo influenza l’esecuzione di un compito da parte dell’atleta, facilitandone la risoluzione o interferendo sulla capacità di recuperare le risorse disponibili.

Infatti, quando aumenta la complessità situazionale cresce anche l’incertezza, richiedendo quindi maggiori risorse dal punto di vista emotivo (Menozzi, 2022).

L’allenamento ha, quindi, bisogno di emozioni, che diventano un indicatore fondamentale per conoscere il livello di disponibilità del giocatore a risolvere i problemi del gioco e a trovare opportunità d’azione.
Headrick, Renshaw, Davids, Pinder e Araújo, (2014) sottolineano l’importanza del ruolo delle emozioni all’interno del disegno delle esercitazioni, in quanto è necessario considerare come gli stati emotivi vincolino i pensieri, le percezioni e le azioni dei giocatori.
Gli autori stabiliscono due principi chiave per lavorare sul carico emotivo degli atleti:

  • Comprendere le tendenze emotive degli atleti, considerati come uno diverso dall’altro.
  • Modulare le richieste a seconda delle emozioni che si vogliono far emergere.

Lo staff tecnico diventa, quindi, fondamentale nella gestione del carico emotivo, creando un ambiente di allenamento dove si favorisce lo sviluppo di emozioni positive, attraverso feedback di rinforzo e di progresso: il carico emotivo si modifica, infatti, grazie al comportamento degli allenatori e le conseguenze del comportamento durante l’allenamento possono essere, quindi, fattori generanti emozioni positive e negative.

Per Menozzi (2022), lo staff può quindi modulare il carico emotivo attraverso:

Feedback Correttivi

utilizzo d’indicazioni finalizzate alla correzione del comportamento emesso da giocatore per raggiungere il risultato desiderato. L’allenatore rinforza il comportamento richiesto e fornisce suggerimenti su come svilupparlo al meglio.

Feedback Punitivi

l’allenatore sanziona il comportamento non desiderato o aumenta la difficoltà delle richieste del compito per generare stress nel giocatore.

Prossemica Positiva/Negativa

l’allenatore condiziona il comportamento dei suoi giocatori attraverso la propria posizione in campo, il tono di voce e la comunicazione utilizzata.
Spesso, per generare carico emotivo, l’allenatore può anche fingere, mostrandosi molto arrabbiato e mettendo in atto scenate (senza esagerare!!), utilizzando un tono di voce alto.

Suddivisione in Gruppi

nel lavoro con il gruppo squadra, l’allenatore può dividere i gruppi per esigenze tecnico-tattiche, ma anche per esigenze psicologiche.
Si può, quindi, creare un gruppo per fomentare la collaborazione tra i membri oppure volutamente creare divisioni per vedere la reazione di alcuni giocatori messi in un gruppo piuttosto che in un altro.

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Bibliografia

Headrick, J., Renshaw, I., Davids, K., Pinder, R. e Araújo, D. (2014). The dynamics of expertise acquisition in sport: The role of affective learning design. Psychology of Sport and Exercise. 16.

Seligman, M. E. (2002). Positive psychology, positive prevention, and positive therapy. Handbook of positive psychology, 2, 3-12.

Menozzi, A. (2022). Psicologia in campo: allenare le abilità psicologiche nel settore giovanile. Amazon Publishing. Acquista Il Libro

il feedback dell’allenatore

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L’apprendimento risiede nell’errore

Nel contesto sportivo, dato il grado di competitività che si genera, la preoccupazione maggiore per gli atleti è il fallimento e la valutazione sociale negativa che può generarsi.
C’è una certa paura di non giocare bene, di sbagliare, di perdere, di quello che dirà la gente e di ricevere critiche da allenatori e genitori (Menozzi, 2025).

Una delle chiavi dell’apprendimento risiede nell’errore, da intendersi come una necessità.
In questo contesto, i feedback o i commenti che diamo agli altri o a noi stessi sono cruciali.
Per Bueno i Torrens (2024) quando un atleta riceve un commento su una giocata che ha svolto, nel cervello si attiva la corteccia prefrontale per aspetti legati alla riflessività e alla metacognizione, il nucleo accumbens per valutare le ricompense future, l’amigdala che provvede agli stati emotivi, e l’ippocampo che gestisce la memoria e i ricordi per cercare di non commettere nuovamente gli stessi errori.
Per Falkenstein (2004) intervengono principalmente tre neurotrasmettitori:

la dopamina, che attiva il sistema di ricompensa;
l’adrenalina, che stimola e promuove l’attenzione e predispone all’azione;
la serotonina, che regola l’umore, la cognizione, l’apprendimento e la memoria.

Attenzione, però, perché non tutti i commenti o i feedback sono uguali.
A livello neurofisiologico, come sostiene Bueno i Torrens (2024), la tipologia di feedback incide sulla connettività cerebrale e sulle conseguenze che potrebbe avere sul comportamento futuro delle persone.
Il feedback positivo fornisce critiche veritiere che aumentano la motivazione e rafforzano il comportamento attraverso proposte proattive.
Il feedback positivo attiva più intensamente il nucleo accumbens, il che rende più facile anticipare le ricompense future, e la corteccia prefrontale, che favorisce la riflessione e la pianificazione.
Il feedback negativo si concentra sull’evidenziare gli aspetti negativi e spesso tale indicazione non è presentata in modo proattivo per favorire il miglioramento.
Il feedback negativo tende ad attivare l’amigdala, lo fa in modalità “minaccia”, e ciò favorisce emozioni di paura o di rabbia per “fuggire” o “difendersi”.
Se il feedback positivo attiva le reti neurali coinvolte nell’avvio di azioni, quello negativo tende ad attivare le reti neurali coinvolte nell’arresto delle azioni.
Il feedback negativo contribuisce a generare una certa paralisi cognitiva, per così dire, mentre il feedback positivo ci predispone all’azione (Bueno i Torrens, 2024).

feedback allenatore

impotenza appresa

Inoltre, sentimenti di fallimento possono sfociare in un processo di demoralizzazione attraverso il quale l’atleta impara che, nonostante l’impegno, non raggiungerà l’obiettivo prefissato, cadendo in quella che Seligman (2011) chiama impotenza appresa.

L’impotenza appresa è un fenomeno psicologico in cui una persona sviluppa un atteggiamento di passività e inibizione di fronte a situazioni avversive o dolorose che percepisce come incontrollabili e immodificabili (Seligman, 2011).

L’impotenza appresa colpisce tre aree chiave del nostro funzionamento: quella cognitiva, quella emotiva e quella motivazionale. A livello cognitivo è registrata un’alterazione del BDNF (fattore neurotrofico derivato dal cervello), la cui funzione è quella di stimolare i neuroni a stabilire nuove connessioni, a immagazzinare nuovi apprendimenti, esperienze e ricordi. A livello emotivo le alterazioni che si generano diventano difficili da gestire, arrivando a percepire che siamo incapaci di affrontare o risolvere i problemi.
A livello motivazionale si registra una progressiva diminuzione delle risposte volontarie. L’individuo si lascia trasportare dall’inerzia dell’ambiente, pensando che semplicemente non può fare nulla per cambiarlo.

feedback allenatore calcio

Come sostiene Bueno i Torrens (2024), l’impotenza appresa produce cambiamenti tangibili nella configurazione di diverse reti neurali, alcune delle quali nella corteccia prefrontale.
Questo fatto spiega perché l’impotenza appresa limita la capacità di riflessione e di gestione emotiva della situazione che l’ha generata, e rende inoltre difficile prendere decisioni ragionate. Essa produce anche, nell’ippocampo, cambiamenti neuronali osservabili che alterano i ricordi e la produzione del neurotrasmettitore serotonina, coinvolto nell’umore.
Quindi, per i suoi effetti, l’impotenza appresa va esattamente nella direzione opposta alla resilienza, il processo di adattamento psicologico di fronte alle avversità o alle minacce e include la capacità di affrontare e gestire lo stress.

Bibliografia

Bueno i Torrens, D. (2024). Educa tu cerebro. Aprende cómo funciona y cómo optimizarlo para vivir una vida más plena. Barcelona: Editorial Grijalbo. 

Falkenstein, M. (2004). Errors, Conflicts, and the Brain: A Review of the Contributions to the Error. Conference, Dortmund 2003 [Editorial]. Journal of Psychophysiology, 18(4).

Menozzi, A. (2025). Neuroscienze in campo: dal cervello dell’atleta adolescente al modello di allenamento. Amazon Publishing. Amazon Publishing. Acquista Il Libro

Seligman, M. E. (2011). Niños optimistas. Como crear las bases para una existencia feliz.

Barcelona: Debolsillo.

Abilità psicologiche

Ingredienti neurocognitivi

Decisione ed emozione

Metodo di allenamento

atleta e capacità di apprendimento, psicologia sportiva, psicologia dello sport
ottimizzare le prestazioni dell'atleta
controllo emotivo, psicologia sportiva

Vantaggi

Come ti  aiutiamo?

allenamento
Modello di intervento

Il migliore allenamento è quello che riesce a riprodurre fedelmente una situazione nella quale il giocatore riesce a ottimizzare certi meccanismi, da lui accettati e riconosciuti importanti per aiutarlo a risolvere quella situazione proposta

L’allenamento delle abilità psicologiche è fortemente associato al concetto di specificità e alla trasferibilità allenamento-competizione.

Quindi, nei contenuti quotidiani di allenamento, se vogliamo aumentare il grado d’efficacia nella competizione, dovremo inserire proposte rivolte a fortificare i meccanismi psicologici.

preparazione psicologica

Uno degli aspetti centrali della formazione dell’atleta è, indubbiamente, la preparazione psicologica, che per Martens (1991) è un allenamento delle abilità psicologiche con l’obiettivo di aiutare l’atleta a migliorare le sue capacità di rendimento, utilizzabili e generalizzabili nella vita quotidiana.

La preparazione psicologica, quindi, può essere definita come un processo di potenziamento delle abilità psicologiche del giocatore necessarie alla prestazione, ma orientato anche allo sviluppo delle risorse personali e diviene quindi parte costitutiva della preparazione globale dell’atleta, un elemento che interagisce con la preparazione tecnica, tattica e fisica e che, insieme, costituisce l’allenamento.

Partendo dalla considerazione che il rendimento sportivo è multifattoriale, determinato da fattori controllabili (aspetti tecnici, tattici, atletici e psicologici) e da fattori incontrollabili (direttore di gara e gli avversari), il lavoro di preparazione psicologica consiste nel formare l’atleta a ottimizzare il rendimento rispetto a ciò che può, in larga misura, dipendere dalla sua prestazione e insegnarli a fronteggiare i fattori esterni sui quali non è possibile esercitare un controllo diretto.

la metodologia di allenamento

L’allenamento delle abilità psicologiche è, infatti, un sistema di allenamento specifico e, come ogni programma di allenamento, presenta una metodologia con obiettivi che deve essere integrata all’interno della programmazione e che permette di individuare i contenuti, i tempi e le modalità di intervento necessarie allo sviluppo dei fattori cognitivi ed emotivi.

La metodologia di allenamento delle abilità psicologiche è quindi organizzata da:

  • Selezione delle abilità psicologiche: individuare COSA sia necessario allenare per migliorare il rendimento degli atleti.
  • Creazione di esercitazioni d’allenamento: individuare COME allenare, in campo e nello spogliatoio, le abilità mentali per ottimizzare il rendimento del giocatore.
  • Pianificazione: individuare QUANDO sia preferibile intervenire, durante la stagione, per ottimizzare i carichi dell’allenamento mentale.
In conclusione

Staff tecnico e giocatori creano, quindi, un sistema di apprendimento nel quale l’allenatore gestisce le attività della seduta, si adatta alle risposte dei giocatori e organizza il lavoro proponendo esercitazioni con vincoli che stimolino il giocatore a risolvere la complessità del gioco.

La sfida attuale della psicologia sportiva consiste nel ragionare in una prospettiva sistemica sulla complessità della relazione giocatore-ambiente-richieste del compito, per poter costruire strumenti d’intervento utili all’allenamento e alla competizione.

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