Abilità Psicologiche: Aspetti neuroscientifici

25 Lug, 25Mental Training

Cosa intendiamo per abilità psicologiche?

Aiutare ad imparare

Leadership

Creare contesti di apprendimento

Creare relazioni

Aspetti Neuroscientifici

abilità psicologiche

Per poter comprendere il funzionamento psicologico degli atleti e intervenire per poterlo migliorare è necessario conoscere le variabili psicologiche, l’interazione tra le stesse e come influiscono direttamente sulla prestazione sportiva (Buceta, 2020).
La lista di abilità psicologiche che esercitano un’influenza sullo stato mentale dell’atleta è elevata, e spesso una variabile sulla quale si ritiene opportuno intervenire è talmente relazionata ad un’altra che rende la programmazione del lavoro altamente complicata.
Il lavoro dell’allenatore e dello psicologo consiste nel conoscere a fondo questa problematica, cercando sia di cogliere quali sono le abilità psicologiche sulle quali è necessario intervenire, ma di capire anche le relazioni ed influenze generate da altri aspetti che, a prima vista, potrebbero non essere rilevanti.
A tale proposito si presenta una sintetica definizione di ogni abilità psicologica in modo che risulti semplice identificarle e differenziarle tra loro (Menozzi, 2022).

aspetti neuroscientifici

motivazione

è la ragione per la quale vengono messi in atto i comportamenti.
È caratterizzata dalla disponibilità a programmare obiettivi e a realizzare il massimo sforzo e dare il massimo di sé stessi.
La motivazione è il combustibile dell’apprendimento, in quanto su di essa intervengono variabili biologiche, genetiche, neuronali e psicologiche (Bueno i Torrens, 2019).
Dal punto di vista fisiologico, la motivazione è gestita da una zona cerebrale chiamata nucleo accumbens, area implicata anche nel piacere.
Gli stessi neurotrasmettitori (serotonina, dopamina e noradrenalina) si attivano nel nucleo accumbens incrementando l’attività metabolica dell’organismo e favorendo sensazioni di ottimismo: quando il giocatore deve raggiungere un obiettivo ha bisogno di energia per poter soddisfare le richieste del contesto, e questa sensazione da piacere (Bueno i Torrens, 2019).

autoefficacia

convinzioni che le persone hanno circa la loro efficacia personale di organizzare e dirigere le loro abilità e risorse per mettere in atto un’azione che li condurrà alla conseguenza desiderata (Bandura, 1997).

Corrisponde alla percezione che ogni giocatore deve possedere del proprio livello di capacità e competenza.

Un fattore fisiologico decisivo è la liberazione di ossitocina, un ormone prodotto dall’ipotalamo, definito in maniera semplicistica come “l’ormone dell’amore”.
L’ossitocina è la responsabile della sensazione di benessere, che arriva dalla percezione di riuscita in un compito, ma anche dalla “fiducia” ricevuta da altre persone, come i compagni e l’allenatore: un sorriso, una stretta di mano, un gesto di stima possono essere fondamentali per liberare questo ormone e creare un senso di benessere.
 

attenzione e concentrazione

capacità di selezione degli stimoli rilevanti e strutturazione selettiva del campo percettivo.
L’attenzione è il filtro o meccanismo di selezione che separa le informazioni rilevanti da quelle irrilevanti, è la capacità di focalizzarsi sui riferimenti fondamentali del gioco e di mantenere l’attenzione durante tutto il tempo necessario.
L’attenzione è un’abilità decisiva per stare in allerta, ricevere e elaborare informazioni, analizzare le richieste del contesto e prendere la decisione più appropriata (Buceta, 2020).
Infatti, l’attenzione gioca un ruolo chiave sui processi cognitivi che derivano dalla presa di decisione, e la sua funzionalità è strettamente connessa al livello di attivazione del giocatore (una delle componenti del controllo emotivo).
La capacità di focalizzare e mantenere l’attenzione ha origine in una zona concreta del cervello chiamato talamo, una struttura cerebrale facente parte dei gangli della base.
Il talamo si attiva di fronte a qualunque situazione inaspettata che genera sorpresa, e interpreta gli stimoli sensoriali inviando segnali all’ippocampo, sede della gestione della memoria, e all’amigdala, sede del controllo emotivo, allo scopo di rispondere rapidamente (Bueno i Torrens, 2019): quando la situazione è ripetitiva e non compare nessuno stimolo ritenuto rilevante, il talamo si “addormenta” e smette di inviare segnali di allerta al cervello.

controllo emotivo

capacità di controllare le emozioni in modo che non danneggino la propria condotta, diminuendo il rendimento.
Si tratta di superare l’euforia, il timore, l’ansia, l’arrabbiatura e lo scoraggiamento, al fine di ottenere risultati sportivi ottimali.
A livello fisiologico, dipende principalmente dalla funzionalità dell’amigdala, area cerebrale specializzata nella gestione delle emozioni.
Quest’area attiva un modello di comportamento informando automaticamente la corteccia cerebrale, la zona riflessiva del cervello, rendendoci coscienti di ciò che ha innescato l’emozione e l’azione intrapresa e, in secondo luogo, ci consente di reindirizzarla: ogni apprendimento che ha una componente emotiva è interpretato dal cervello come un elemento chiave per la sopravvivenza del soggetto e per questa ragione lo memorizzerà per poterlo utilizzare (quando necessario) in maniera efficace.

presa di decisione

processo grazie al quale il giocatore sceglie tra le scelte possibili. Corrisponde alla facilità di assumere iniziative e responsabilità durante il gioco.
La “casa” dei processi decisionali è la corteccia prefrontale che, grazie alle connessioni con il sistema limbico, è responsabile della decisione in accordo con i fattori emotivi, e con i nuclei basali per quanto riguarda la ricerca di possibilità di scelta durante le situazioni di gioco. È altresì importante sottolineare che il cervelletto organizza il movimento migliore in funzione della situazione, e che le emozioni (quindi l’amigdala) intervengono nella presa di decisione, rendendolo un meccanismo altamente complesso sia dal punto di vista fisiologico che psicologico.

in conclusione
In conclusione, la psicologia sportiva, in quanto scienza che studia il comportamento umano, può darci una importante lettura di come il funzionamento cerebrale dell’atleta possa variare a seconda delle situazioni, e grazie alla conoscenza delle neuroscienze, supportare gli staff tecnici per migliorare i programmi di allenamento.
aspetti neuroscientifici

Bibliografia

Bandura, A. (1997). L’autoefficacia: teorie e applicazioni. Trento: Erikson.
Buceta, J. M. (2020). Psicología del deporte de alto rendimiento. Madrid: Editorial Dykinson.
Bueno i Torrens, D. (2019). Neurociencia para educadores. Barcelona: Editorial Octaedro.
Menozzi, A. (2022). Psicologia in campo: allenare le abilità psicologiche nel settore giovanile. Amazon Publishing.

mental training

per gli atleti

I nostri servizi di formazione e consulenza in ambito di psicologia sportiva sono rivolti a tutti gli atleti di qualsiasi disciplina sportiva sia professionisti che dilettanti

Per le societa'

I nostri servizi di psicologia sportiva sono strutturati per offrire consulenze su misura a qualsiasi tipologia di società sportiva sia professionistica che dilettantistica

impegnarsi per crescere

psicologia per adolescenza

ultime news

resta aggiornato CONSULTING SERVICE

Le ultime novità del mondo CONTIGO PSICOLOGIA SPORTIVA