Psicologia Sportiva: Apprendimento
psicologia sportiva
apprendimento
psicologia sportiva: generare contesti di apprendimento
Un adeguato sviluppo psicologico aumenterà il raggiungimento degli obiettivi e la soddisfazione nello sport, e faciliterà il processo di apprendimento attraverso la pratica sportiva.
Se, infatti, l’atleta ha il dovere di impiegare tutte le proprie risorse per migliorare la propria prestazione sportiva, gli allenatori, i responsabili e la società ha il dovere di conoscere le potenzialità della psicologia sportiva, e utilizzare, quindi, strategie e strumenti per allenare e preparare le abilità psicologiche.
L’apprendimento degli atleti risponde ad un processo non lineare, poiché non esiste una relazione concreta tra causa ed effetto, il che rende i risultati di un cambiamento molto diversi e imprevedibili (Cervigni, 2021).
Insegnamento e apprendimento non sempre vanno d’accordo, poiché la comunicazione del messaggio da trasmettere da parte dell’allenatore e la comprensione da parte del giocatore possono essere diverse o senza l’utilizzo di stimoli adeguati.
Nel processo di insegnamento-apprendimento, infatti, è fondamentale aggiungere che il l’allenatore non è la principale fonte di conoscenza, ma un facilitatore di strumenti.
Ogni atleta ha un processo di apprendimento interno e ricerca soluzioni in base alle proprie caratteristiche ed esperienze.
L’allenatore è un elemento facilitante, ma ogni giocatore potrà creare risposte diverse che un allenatore non può nemmeno immaginare, poiché nel calcio non esiste un’unica soluzione.
Per facilitare il processo d’apprendimento e renderlo funzionale, è bene considerare una serie di principi, adattati e sintetizzati nel dettaglio. Tale descrizione sottolinea come la psicologia sportiva sia essenziale per generare contesti d’apprendimento.
Come sostengono Carballo Marquez e Portero Tressera (2018), il cervello umano è un organo estremamente plastico che cambia continuamente la sua struttura e il suo funzionamento in base all’esperienza, con l’obiettivo di garantire l’adattamento dell’individuo ad un ambiente anche in mutamento.
adattabilità
Un altro dei principi legati a questo è che l’apprendimento deve essere adattabile.
Infatti, non gli stessi metodi, compiti, messaggi funzionano con tutti gli atleti, ogni giocatore essendo diverso avrà esigenze specifiche alle quali la formazione dovrà adattarsi, in modo che l’apprendimento dell’atleta si verifichi.
Come sostiene Muñoz Parreño (2019), perché si verifichi o si ottimizzi il comportamento adattivo, devono verificarsi dei cambiamenti nel sistema nervoso, ma lo stato iniziale non è lo stesso per tutti i soggetti: qualsiasi apprendimento implica cambiamenti nell’attività cerebrale e nella sua configurazione anatomica.
relazione
Un principio fondamentale riguarda la relazione tra giocatori, che si riferisce allo scambio continuo tra gli atleti durante esercitazioni di cooperazione e opposizione.
Queste interazioni creano contesti diversi che arricchiscono l’apprendimento.
Per Pujolàs (2008) collaborazione significa che i diversi membri lavorano insieme e la cooperazione aggiunge a questo lavoro comune una sfumatura di solidarietà e di aiuto reciproco che garantisce una plus qualitativo.
continuità
La continuità è essenziale, poiché se gli stimoli sono molto distanti nel tempo producono poco effetto sull’atleta, ma d’altra parte è importante che non ci siano troppi stimoli in un breve periodo di tempo perché ciò può causare saturazione.
Secondo la prospettiva ecologico-dinamica, cognizione, emozione e motivazione sono pilastri del processo di apprendimento, grazie ai quali gli adolescenti impareranno ad identificare gli stimoli rilevanti a seconda del contesto nel quale stanno “imparando”.
trasferibilità
La trasferibilità dei compiti rispetto al gioco deve essere positiva per aumentare l’apprendimento del giocatore.
Se il trasferimento è nullo, come in molte proposte di approccio analitico, sarà molto difficile per l’atleta continuare ad apprendere, ma più le esercitazioni saranno simili al gioco reale, cioè alla partita, maggiore sarà la trasferibilità.
Il trasferimento dell’apprendimento avviene quando l’atleta può basarsi sulle conoscenze o abilità acquisite in un contesto specifico o attraverso attività specifiche, per raggiungere nuovi scopi, che si tratti di risolvere nuovi problemi, rispondere a nuove domande o apprendere nuovi concetti o abilità.
variabilità
La variabilità, che si riferisce alla necessità di applicare stimoli formativi diversi per progredire e continuare ad apprendere, è un principio cardine di tutto il processo di apprendimento.
Se gli stimoli sono sempre gli stessi, sarà molto difficile che l’atleta sviluppi la propria motivazione ad imparare.
Schöllhorn (2018) sostiene che gli atleti non imparano ripetendo ma adattando la loro tecnica, intuitivamente, a un continuum di problemi”.
Bibliografia
Carballo Márquez, A., Portero Tressera, M. (2020). 10 ideas claves: neurociencia y educación, aportaciones en el aula. Barcelona: Editorial Grao.
Cervigni, J. (2021). Pedagogía no lineal en el aprendizaje de habilidades futbolísticas. www.espaciosport.com.
Muñoz Parreño, J. (2019). Aprendizaje diferencial y Neurociencia: una propuesta de hidridacion. Vigo: Editorial Mcsports.
Pujolàs, P (2008). Nueve ideas clave. El aprendizaje cooperativo. Barcelona: Editorial Graó.
Schöllhorn, W. (2018). Differential Learning System: Certification (Level 1). www.hub-soccer.com
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